| Carpire da Internet i nostri segreti |
| Mercoledì 29 Dicembre 2010 09:28 |
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Personal Brand, Reputazione on line, Patrimonio digitale. Quanto è difficile proteggere la nostra privacy nell’era digitale? Da CNN Money.com uno spaccato di come la nostra identità sia alla mercè dei “cercatori d’oro”, di come noi crediamo di riuscire a nascondere i nostri segreti e di come gli altri (meglio, alcuni) riescano ad impossessarsene per profilarci e provare a venderci qualcosa. Per chi non avesse voglia di leggere l’articolo in inglese o non avesse tempo, diamo di seguito una sintesi del caso: l’anchorwoman Poppy Harlow non ha profili pubblici (né Facebook né Linkedin, per intenderci); ogni tanto twitta ma solo per lavoro, mai scrivendo nulla di privato. Eppure, semplicemente a partire dal nome e dalla email (pubblicata sul sito del network per cui lavora) si scopre tutto sulla sua vita privata e su quella della sua famiglia (dagli usi e costumi, allo stipendio alle malattie dei suoi cari). E dove non arrivano le informazioni dirette, dai collegamenti che hai (le scelte su Amazon, gli album Picasa ecc.) gli specialisti creano il tuo profilo e lo vendono alle agenzie di direct marketing, e queste possono proporti polizze assicurative o altri prodotti che dovrebbero piacerti (a tal proposito vedi anche “Rapleaf is selling your identity” sempre su CNNMoney.com). Si preannuncia quindi una battaglia digitale fra chi cerca di difendere la propria reputazione (se non proprio la propria privacy) e chi utilizza il web monitoring per carpire le nostre tendenze o debolezze. |










