Sei qui: Home Welcome To Now Social Media e Information Warfare

19 -May -2012 - 22:23
Mobile Apps

Social Media e Information Warfare

Da alcuni giorni, Al Jazeera ha reso disponibile AJTU (Al-Jazeera Transparency Unit), una piattaforma analoga a Wikileaks che consente l’upload di articoli, foto, video, documenti e informazioni riservate relative al conflitto israelo-palestinese con il fine di renderli pubblici. Proteggendo l’identità delle fonti, Al-Jazeera favorisce così una pericolosa fuga di informazioni sul conflitto medio-orientale minando ancor di più le difficili trattative; come afferma Robert Danin, l’operazione non è sinonimo di trasparenza e mette in cattiva luce l’Autorità palestinese, rappresentando invece una vittoria potenziale per i nemici della pace in Medio Oriente.

 

A questo proposito abbiamo invitato il Generale Fabio Mini (già comandante KFOR) ad esprimere la sua opinione sul caso specifico e, più in generale, sul rapporto fra social media da un lato ed informazione e sicurezza dall’altro.

“Sulla questione delle soffiate ho già detto ad un recente convegno di Siena dell'Opint (Open Source Intelligence) che non condivido affatto lo spirito minimalista col quale è stata accolta la vicenda di Wikileaks. Non sono affatto stupidaggini e quando lo sono cessano di esserlo nel momento in cui sono prese da diplomatici americani e tradotte in politica estera. Ho letto un migliaio di files e ritengo che sia una delle più grandi banche di analisi che dovrebbe essere, e senz'altro lo sarà, studiata da tutti compresi gli studenti. L'imbarazzo americano non è una finzione, ma le reazioni dei singoli stati interessati stanno producendo una deviazione/accelerazione della politica estera americana di cui le rivolte di questi giorni sono soltanto un assaggio. Nel considerare serie le rivelazioni per adesso ci sono soltanto gli addetti alla sicurezza prezzolati che intravedono la possibilità di scucire soldi per vendere sicurezza alle banche dati di tutti. Si preannuncia un nuovo business come quello del baco del millennio e come la sicurezza negli aeroporti dopo l'11-settembre.

Wikileaks e i suoi derivati sono invece una grande rivoluzione positiva non solo per i curiosi che ora finalmente possono finirla di fare i guardoni, ma per tutti quelli che credono in una gestione più accurata delle informazioni. La via migliore per affrontare questo nuovo corso nell'intelligence, perchè di questo si tratta, non è secondo me quella appena intrapresa che farà fare un sacco di soldi a qualcuno ma non risolverà nulla, quella che sta già castrando la stessa intelligence e i suoi fruitori (i decisori). Le fonti non parlano, gli analisti non scrivono più quello che pensano, i capi non credono più a ciò che viene loro detto, non hanno un supporto oggettivo, ma sempre di parte, e di fatto decidono senza conoscere la situazione reale. Secondo me bisogna togliere il muro del segreto da tutte le questioni che sono segrete solo perchè coprono l'omertà. La maggior parte delle informazioni serie ha bisogno della consapevolezza di tutti per consentire la gestione politica. In questo campo, invece degli argini bisogna fare canali e lasciare che l'acqua fluisca in maniera ragionevole. Il mondo è maturo per pretendere una intelligence che fa veramente conoscere e non soltanto manipolare. Per quanto riguarda i segreti tecnologici, la vera difesa è la condivisione delle regole per proteggerli dagli abusi e questo si ottiene coinvolgendo gli stati e le industrie nello sistema di sicurezza e non emarginandoli o costringendoli alla rapina. Ci sono segreti tecnologici e industriali che sono tenuti in tale stato non per essere sfruttati, ma per essere negati. E a me francamente piacerebbe sapere che c'è un vaccino che cura ciò che altri diffondono. Ci sono i segreti inconfessabili, che poi in genere sono crimini, e allora saperli sarebbe un atto di giustizia.”

Riteniamo che i tempi siano maturi per un flusso di informazioni condiviso e trasparente: l'intelligence pubblica di cui parla Robert David Steele come grande network per il perseguimento della pace e della prosperità: ”A Multinational faith-based information-sharing and sense-making is the key to creating a prosperous world at peace.”

Che questa sia la strada da perseguire per un uso positivo dei social media da parte degli enti governativi?